I Giapponesi sfideranno il
Milan nella semifinale della
Toyota World Cup, avendo battuto gli iraniani del
Sepahan con il punteggio di 3 - 1.
Vediamo nel dettaglio questo gregge di geni del pallone giapponesi.
URAWA RED DIAMONDS
Portierilli:
Ryota TSUZUKI
L' unico giapponese col pizzetto tatuato. I baffetti sono chiaramente fatti con l' inchiostro.
Qui si è appena svegliato dalla siesta pomeridiana, come dimostrano i capelli pettinatissimi e lo sguardo attento.
Nobuhiro KATO
Figlio dell' unione tra il famosissimo Kato maggiordomo dell' ispettore Clouseau (quello della pantera rosa) e l' ispettore stesso.
Dal padre (Kato) ha preso il nome e l' abilità di stendere gli attaccanti avversari a colpi di karate e a sorprenderli con delle astutissime imboscate; dalla madre (Clouseau) ha preso l' intuito e l' intelligenza.
Vanta una pettinatura importante, figlia dello stesso progettista di quella di Moira Orfei.
Koki OTANI
Il suo nome OTANI deriva dalla capacità incendiaria delle proprie scoreggie.
La foto qui a fianco lo ritrae nel momento di massimo sforzo.
Difensorilli:
Keisuke TSUBOI
Monaco Shaolin da decenni, questo simpatico bonzo in realtà non centra nulla con la compagine giapponese. E' stato aggregeto alla squadra perché prepara un ottimo
sashimi, oltre che la suà specialità, il
kanjishin, ossia una zuppa di topo morto dalla notevolissime proprietà afrodisiache.
TULIO (Marcus Tulio TANAKA)
Madre brasiliana e padre giapponese, oppure padre brasiliano e madre giapponese?
Non lo sapremo mai. Quel che è certo è che il povero Tulio, da piccino, ha vissuto in una favela di Sao Paulo tra la delinquenza della peggior specie. Ha più volte rischiato la pelle (come si può notare dal simpatico graffietto che porta al sopracciglio sinistro): questa vita di stenti lo ha portato poi a compiere gesti clamorosi, tipo cominciare a giocare a calcio e, non contento, a militare in formazioni tipo il
Sanfrecce Hiroshima o il rinomatissimo
Mito Hollyhock.
Shunsuke TSUTSUMI
Sguardo che sprizza intelligenza da ogni dòve, pallore inguardabile, capelli di lana di vetro. Questo in sintesi il buon TSUTSUMI, chiamato TSUNAMI dai compagni di squadra per la cattiva abitudine di intasare i cessi dello spogliatoio almeno due volte a settimana.
Centrocampistilli:
Robson PONTE
Fratello illegittimo di Gabri PONTE, questo spiritosissimo brasiliano tutto "
alegrìa alegrìa, ma anche saudade, saudade do Brasil", arriva per direttissima dal Bayer Leverkusen.
Le giapponesi impazziscono per lui, soprattutto quando con la minchia in mano fa il numero dell' elicottero.
Bella la pettinatura, assolutamente in linea con lo standard del resto della squadra.
Keita SUZUKI
Oddio, sarebbe pure un ragazzo carino, se non fosse per la disposizione un po' a casaccio degli organi facciali.
Tadaaki HIRAKAWA
"Questo" è un pò il gattuso della compagine nipponica. Instancabile motorino di centrocampo (tant' è che i compagni a fine allenamento per farlo andare sotto la doccia lo devono prima narcotizzare con delle siringhe di anestetico sparate dagli spalti con delle cerbottane), del ringhio nazionale ha preso tutto, persino il look.
In vista della sfida di domani sta studiando tre parole in croce da dire a Gattuso al momento dei saluti iniziali, queste: "
Life is now".
Takahito SOMA
Provate a dirmi voi di che specie sia questa bestia che io non l' ho ancora capito.
Yuya NAKAMURA
Cugino calabrese di secondo grado del ben più famoso Sunsuke, N'Duja NAKAMURA in realtà di professione fa l' artigiano. Ha infatti una ditta di spurghi e riesce a campare svuotando le vasche biologiche dello stadio ingorgate dalla capacità intasante di TSUTSUMI.
Yoshiya NISHIZAWA
Il suo idolo è KATO, di cui è pure segretamente innamorato/a.
Come primo passo si è messo insieme al suo parrucchiere (il parrucchiere di KATO, intendo) nella speranza di carpire i segreti della splendida pettinatura di quest'ultimo.
Attaccantilli:
Tatsuya TANAKA
Sembra lo scemo del villaggio, invece no. E' l' attaccante principe degli Urawa Red Diamonds, nonchè portavoce ufficiale del club ed intellettuale del gruppo (come si può notare dall' espressione particolarmente brillante).
Sergio ESCUDERO
Non è un caldarrostaro, ma un giocatore di pallone. Argentino/giapponese per giunta. Inoltre è figlio e nipote di calciatori professionisti: suo padre Sergio ESCUDERO infatti ha giocato negli anni '90 in Giappone nelle file dell' Urawa Red Diamonds, mentre suo zio Sergio ESCUDERO ha giocato in Giappone dal 1992 al 1998 nelle file dell' Urawa Red Diamonds.
La fantasia regna sovrana in quella famiglia.
Junki KOIKE
Uno? Una? Non si sa.
Quello che è certo è che
coso qui a fianco non ha messo ancora piede in campo in una gara ufficiale.
"
E mai lo farà fino al 2029", ha dichiarato recentemente il suo allenatore Holger OSIECK.